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Definizione

Heart Chakra (Anahata): il quarto dei sette chakra principali nel sistema tantrico, situato al centro del petto. Nella tradizione classica è associato all'elemento aria, alla sillaba seme *yam*, a dodici petali, e svolge una funzione di collegamento tra i tre chakra inferiori (fisici) e i tre superiori (spirituali).

Spiegazione dettagliata

Anahata — 'suono non percosso' — occupa il punto centrale del sistema dei sette chakra, facendo da ponte tra i tre inferiori, legati alla vita fisica ed emotiva, e i tre superiori, legati al pensiero e all'orientamento spirituale. Nel lavoro energetico contemporaneo viene associato all'amore in tutte le sue forme — romantico, familiare, amicale, universale — e alla capacità di compassione verso se stessi e di perdono. La lettura di equilibrio e squilibrio che offre questa tradizione è funzionale, non anatomica. Un Anahata in equilibrio, secondo la tradizione, permette di dare e ricevere senza distorsioni, e un perdono che non implica giustificazione. Gli squilibri segnalati ruotano attorno a codipendenza, gelosia, chiusura emotiva, amarezza e diffidenza cronica — descrizioni che si sovrappongono in modo interessante agli stili di attaccamento insicuro teorizzati da Bowlby e Ainsworth a metà del Novecento. L'elemento è l'aria, il colore è il verde (a volte il rosa per l'amor proprio), e il mantra seme classico è *yam*. Le pratiche tradizionalmente associate all'apertura di questo chakra includono la meditazione della gentilezza amorevole (*metta bhavana*), il journaling della gratitudine, le posture yoga che aprono il petto (Cammello, Ponte, Cobra) e gli atti di servizio.

Storia e origini

Il termine viene dal sanscrito: *anahata* (अनाहत), che significa 'non percosso' o 'non battuto' — un riferimento a un suono che esiste senza che due cose si scontrino, qualcosa che sorge da sé piuttosto che essere prodotto da una forza esterna. Il sistema dei chakra nel suo insieme compare nei testi tantrici indù a partire all'incirca tra il VI e il X secolo d.C.; la fonte classica più dettagliata rimane il *Sat-Cakra-Nirupana* (1577 d.C.) dello studioso bengalese Purnananda, che descrive Anahata come il quarto chakra, collocato al centro cardiaco, con dodici petali e l'associazione all'elemento aria. Il sistema arrivò in Occidente in modo significativo attraverso la Società Teosofica alla fine dell'Ottocento, e poi di nuovo tramite gli scritti di yoga di B.K.S. Iyengar e il più ampio movimento yoga del Novecento.

Consigli pratici

La *mettā bhavana* — la meditazione della gentilezza amorevole della tradizione buddhista Theravāda — è la pratica classica più direttamente collegata al lavoro su Anahata. *Lovingkindness* di Sharon Salzberg (1995) è un'introduzione solida con la struttura tradizionale in quattro fasi: se stessi, un benefattore, una persona neutrale, una persona difficile. Provala ogni giorno per due settimane prima di valutare l'effetto. Per la pratica fisica, le retroversioni sostenute — in particolare Ponte (*Setu Bandha*) e Cammello (*Ustrasana*) — aprono il petto in modo affidabile; *Light on Yoga* di B.K.S. Iyengar (1966) offre istruzioni di allineamento precise. Per lavorare specificamente sul perdono, *Forgiveness Is a Choice* di Robert D. Enright (2001) è il protocollo evidence-based più citato, e non è particolarmente esoterico. Il quarzo rosa tenuto in mano durante la meditazione funziona come ancoraggio dell'attenzione — la pietra è geologica, non energetica, ma la funzione di focus è reale.