Non Dualità
Spiritualità & FilosofiaDefinizione
La non-dualità (sanscrito *advaita*, 'non due') è la posizione filosofica e contemplativa secondo cui la separazione apparente tra sé e mondo, tra osservatore e osservato, è concettuale e non ontologica. Insegnamento sistematizzato nell'Advaita Vedanta (Shankara, VIII secolo d.C.), nel Madhyamaka buddhista (Nāgārjuna, ~150–250 d.C.), nel Kashmir Shaivismo, nel Dzogchen, nello Zen, nel *wahdat al-wujūd* sufi e nel misticismo cristiano apofatico.
Spiegazione dettagliata
Il punto centrale della non-dualità è questo: il 'me' che sembra separato dall'esperienza non è qualcosa che sta fuori dalla consapevolezza — è un'apparenza al suo interno. La distinzione tra chi osserva e ciò che viene osservato, tra soggetto e oggetto, non regge a un esame diretto. Nelle tradizioni di origine, questo non è un principio da accettare intellettualmente: è qualcosa da verificare in prima persona. Le principali tradizioni non-duali includono l'Advaita Vedanta, il Kashmir Shaivismo, il Dzogchen e il Mahamudra, lo Zen e il Chan, gli insegnamenti Madhyamaka sulla vacuità, il *wahdat al-wujūd* sufi di Ibn ʿArabī, e il misticismo cristiano apofatico. I framework differiscono nei presupposti metafisici — il monismo qualificato di Shankara non coincide con la vacuità Madhyamaka — ma convergono nel rifiutare una divisione ultima tra soggetto e oggetto. Riconoscere la non-dualità non significa perdere la personalità o smettere di funzionare come individui. Quello che cambia è la sensazione viscerale di essere un'entità separata che 'vive' l'esperienza dall'esterno.
Storia e origini
Le prime formulazioni non-duali compaiono nella *Chandogya Upanishad* (~VII–VIII secolo a.C.) con *Tat tvam asi* ('Quello sei tu'), e nella *Brihadaranyaka Upanishad* con *neti neti* ('non questo, non questo'). Shankara (~788–820 d.C.) sistematizzò l'Advaita Vedanta nei suoi commentari ai Brahma Sutra, alle principali Upanishad e alla *Bhagavad Gita*. La formulazione buddhista Madhyamaka si trova nella *Mulamadhyamakakarika* di Nāgārjuna (~150–250 d.C.). Nella trasmissione occidentale moderna, Ramana Maharshi (1879–1950) ha riportato al centro l'auto-indagine come metodo principale; *I Am That* di Nisargadatta Maharaj (1973) è il testo non-duale del Novecento più citato; *The Transparency of Things* di Rupert Spira (2008) e *Wake Up Now* di Stephan Bodian (2008) sono i riferimenti contemporanei in lingua inglese più diffusi.
Consigli pratici
Due approcci sono ben documentati. Il primo è l'auto-indagine (*atma vichara* di Ramana Maharshi): quando sorge un pensiero, un'emozione o una sensazione, chiediti 'a chi sorge questo?' — le istruzioni dettagliate si trovano in *Be As You Are: The Teachings of Sri Ramana Maharshi* di David Godman (1985). Il secondo è il 'pointing diretto': brevi esercizi contemplativi che esaminano la distinzione percepita tra consapevolezza e contenuto, descritti in *The Transparency of Things* di Rupert Spira (2008) e in *Wake Up Now* di Stephan Bodian (2008). Vale la pena leggere almeno una fonte primaria per ciascuna delle tradizioni principali, invece di affidarsi a un unico insegnante contemporaneo.
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